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Tra Dietologo, Nutrizionista e Diet Coach

Se ogni uomo avesse un complesso definito di regole di condotta secondo cui regolare la propria esistenza, non sarebbe meglio di una macchina? Ma non esistono tali regole, e dunque gli uomini non possono essere macchine. A. Turing

In un periodo storico dove ogni tipo di informazione subisce ipertrofie e restringimenti, trovare il corretto sentiero dell’interpretazione può risultare un’ardua impresa. Nel marasma di qualifiche diversificate e multiformi spesso è complesso de-finire “chi fa cosa”.

Per quanto concerne la prospettiva del dimagrimento, le differenti tipologie di professionisti che lo trattano si distinguono soprattutto per il percorso di studi intrapreso, nonché il modus operandi adottato.

Analizziamoli nelle loro differenti peculiarità.

Il Dietologo

Il DIETOLOGO è un laureato in medicina che fa diagnosi e prescrive diete e può avvalersi di una terapia farmacologica e/o intervenire nella natura obesogena del proprio paziente richiedendo esami specifici, come quelli ematici (glicemia, ormoni tiroidei, ecc.) o che riguardano allergie alimentari.

Si rivolge al dietologo sia colui che vuole semplicemente dimagrire, sia chi ha difficoltà a ridurre il proprio peso per la presenza di un caratteristico quadro clinico (disturbi del comportamento alimentare, diabete, anemia, ecc.).

Il Nutrizionista

Il NUTRIZIONISTA (qualifica che può essere impiegata anche da un medico) è un laureato in biologia, che può strutturare diete ma non avvalersi delle competenze del dietologo (come, ad esempio, la prescrizione di farmaci o la diagnosi); può anche strutturare programmi alimentari per particolari condizioni patologiche.

Il Dietista

Il DIETISTA, attraverso il conseguimento di una laurea triennale, elabora e attua le diete strutturate dal medico e dal nutrizionista.

Di cosa si occupa il Diet Coach?

È corretto calcolare a livello biochimico un alimento interfacciandosi con la sua prospettiva calorica o ormonale ma, risulta indispensabile, soprattutto al giorno d’oggi, dar credito alla figura del DIET COACH – depurato da tutte le componenti speculative e commerciali – che possa controllare e gestire efficacemente nel proprio cliente aspetti non presi in considerazione dalle citate professioni e specializzazioni, come quelli emotivi, di personalità, ambientali e via dicendo.

dieat-coach-2Il “cancro” (come possiamo arrischiarci a definirlo) delle diete è in riferimento proprio a quanto appena scritto. In altri termini è assolutamente vero che la mancanza di un riferimento scientificamente qualificato può far cadere l’operatore del coaching nel baratro della speculazione, del fraintendimento e dell’incapacità di affidarsi a professionisti qualificati nel momento in cui la problematica in oggetto merita un riscontro medico-specialistico, ma la prospettiva univoca che vede la realtà del cliente in un paradiso terrestre senza “mele” e tentazioni può risultare nel lungo periodo controproducente (proprio in questo contesto prende significato la citazione iniziale di Alan Turing).

Le diete odierne, di forte impostazione biologica, non fanno altro che trattare il nostro corpo come una macchina (cambio olio o rifornimento di benzina alla stregua della corretta distribuzione di macronutrienti nell’alimentazione). Gli studi di follow-up a lungo termine sul trattamento dell’obesità indicano come il 90-95% di coloro che perdono peso, indipendentemente dalla dieta intrapresa, lo riacquistano entro pochi anni (Garner, Wooley, 1991), a volte anche con gli interessi (Sarlio-Lahteenkorva S., Rissanen A., Kaprio J., 2000). Questo è indice non solo di un fallimento dal punto di vista comportamentale (ad un certo punto subentra l’incapacità di seguire le indicazioni alimentari), ma anche una continua generazione e ripetizione di schemi mentali dovuti all’oscillazione perenne del proprio peso corporeo (effetto yo-yo).

Così che, tra spalle in abbandono, collo rilassato, addominali in piena libertà e respiro da armistizio di pace, ci si arrende alle possibilità di provare nuovi approcci dimagranti.

Si perde la guerra col sovrappeso: la mente smette di pensare all’estetica e alla possibilità di un nuovo programma dimagrante che con il suo impianto “artificiale” violenta il perpetuo scorrere della vita (senso di impotenza appresa).

Lo sguardo è sguinzagliato in cibi proibiti portatori di un momentaneo appagamento
e di una illusiva quiete mentale.

I chili aumentano.

Comfort Eating

Oggigiorno, più che mai, si ingrassa per soddisfare bisogni emotivi (comfort eating), per sedare nervosismo, rabbia, ansia, noia, ecc.; abitudini alimentari scorrette che ci portano a divorare, e non più gustare, il cibo, fin troppo accessibile, oltre che più calorico rispetto al passato.

Basti guardare le nuove generazioni: non si riesce a tenere il conto dei giocattoli, né tantomeno il controllo alimentare divorato nei vizi, nell’ansia e nella preoccupazione materna; la bravura nei videogiochi e nell’utilizzo dei telefonini sono il frutto di tante corse all’aria aperta perdute e del tempo sottratto al rituale del nutrimento.

Nell’egoismo tecnologico si nasconde anche quella variabile che contribuisce alla nostra instabilità estetica: l’individuo a circuito chiuso (proiettato a computer, cellulari e videogiochi) è intrappolato in un riciclo di attività monotone e cognitivamente pressanti che lo rendono insicuro a livello emotivo e nella percezione di tutti quei processi che scandiscono il corretto nutrimento.

Le competenze del Diet Coach

La figura del DIET COACH viene spesso classificata come una nuova emergente figura professionale che aiuta nel percorso di dimagrimento e consolidamento di nuove abitudini alimentari. A volte si afferma che non sia uno psicologo, non un dietologo né un nutrizionista; altre volte un contrario.

La personale interpretazione vede lo psicologo che intraprende un percorso di studi finalizzato all’approfondimento della natura delle abitudini o allo studio dei risvolti individuali (personalità e temperamento, educazione gustativa, componente emotiva e via dicendo) o sociali (come le pressioni ambientali) connessi all’origine e all’evoluzione del sovrappeso o dell’obesità.

In quest’ottica, il diet coach è una persona con competenze specifiche, una formazione di coaching in psicologia, capace di agire sull’architettura motivazionale del proprio cliente tramite il controllo delle modalità di consumazione dei cibi (lento, veloce, in presenza di distrattori, ecc.); la chiara pianificazione dei propri obiettivi; la modifica di abitudini che predispongono all’eccesso ponderale; la gestione di ciò che si immagina o visualizza, anestetizzando i pensieri negativi, come quelli che generano colazioni condite di perverse riflessioni-inizio-giornata; la gestione dello stress mediante tecniche di rilassamento, come il training autogeno e, non ultimi, i preziosi consigli alimentari.

Può dare indicazioni sul “come” e cosa mangiare, affrontando insieme al cliente i momenti difficili, la sfida del peso che non scende, la visione globale che si ha di sé stessi; supporta ogni qual volta il cliente sente il bisogno: una voce esperta per mantenere il focus sul risultato e non sul fallimento.

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Lorenzo Luvisi dice:

Alcune note all’articolo. In accordo con quanto avviene a livello internazionale le figure professionali operanti in ambito nutrizionale vengono distinte in dietitian (dietista) e nutritionist (nutrizionista) pertanto il termine dietologo sta progressivamente cadendo in disuso. Se è ben definita la figura del dietista, altrettanto non lo è quella del nutrizionista. Medici e Biologi (iscritti nei rispettivi albi) sono, allo stato dell’arte, gli unici professionisti che “autonomamente” possono offrire una prestazione completa e finalizzata alla prescrizione ed elaborazione di una dieta o di un profilo nutrizionale (Parere espresso dall’Ordine Nazionale dei Tecnologi Alimentari 03/02/2011). Appare evidente come non sia richiesta alcuna competenza specifica in materia, pur esistendo un corso di laurea magistrale in Scienze della nutrizione umana (LM-61) ed una specializzazione in Scienze dell’Alimentazione di durata quadriennale. Questi titoli hanno solo valenza accademica non abilitando allo svolgimento della professione a differenza di quanto avviene per la laurea in dietistica. Ciò fa si che qualsiasi laureato in ambito medico e biologico, possa definirsi nutrizionista senza incorrere in alcuna sanzione legale, cosa che amplia in maniera evidente la platea degli attori potenziali in questo settore. Dobbiamo inoltre considerare che gli aspetti emotivi, di personalità e via dicendo, rivestono un ruolo importante nel trattamento nutrizionale basti pensare ai disturbi del comportamento alimentare la cui diagnosi è documentata nel DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders). Per questo motivo nei corsi di laurea e di specializzazione citati esistono materie afferenti all’ambito psicologico atte a fornire una preparazione quanto meno di base che permetta al nutrizionista/dietista di affrontare anche questi aspetti (sempreché disponga di tali titoli di studio) non puramente metabolici. E’ comunque auspicabile un lavoro in equipe con lo psicologo/psichiatra, almeno in quei casi in cui la tipologia caratteriale del soggetto o il fallimento del programma nutrizionale proposto ne evidenzi la necessità. Come possiamo notare i professionisti che intervengono nel settore nutrizionale sono tanti ed è facile intuire quale possa essere la concorrenza con cui dovrà confrontarsi chi intende operare in questo ambito. A questo punto la domanda da porsi è se abbia senso aggiungere una nuova figura in un settore così variegato, rischiando peraltro di creare ancor più confusione nei potenziali assistiti (preferisco utilizzare tale termine al posto di clienti o pazienti, in quanto questi ultimi rimandano ad un’idea di relazione commerciale o di patologia).
Chi sarebbe dunque un Diet Coach? Nel sito http://www.millionaire.it/tecno-diet-coach/ leggiamo che il Diet Coach non è un semplice nutrizionista. «È un po’ dietista, un po’ psicologo, un po’ motivatore. È una figura professionale altamente specializzata che si occupa, sotto tutti i punti di vista di rieducare la persona.». Un tuttologo più che uno specialista; palese l’antitesi tra la serie di “un po’” ed il termine “figura altamente specializzata” che segue.
Sempre su tale sito si afferma che «Tutti gli aspiranti diet coach devono avere una formazione nell’ambito del coaching e in quello delle scienze alimentari», proponendo di acquisire una laurea in dietistica (livello minimo per poter operare nel settore) e poi fare un corso della durata di «cinque giorni nella modalità intensiva o due fine settimana nella modalità a weekend. Il costo parte da 999 euro. A questo punto, sono sufficienti una scrivania, un Pc e una connessione Internet per iniziare il lavoro.». Al lettore trarre le conclusioni su quale sia l’alta specializzazione curriculare e l’innovazione rappresentata da questa “nuova” figura professionale.

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