Salute

Creme vs capsule: antagonismo o sinergia?

Proviamo a dimostrare che le creme sono utili e che in fondo la loro efficacia non viene cancellata da quella dell’assunzione orale.

L’evoluzione della ricerca sta mettendo a disposizione del pubblico una serie sempre più sofistica di prodotti frutto di metodologie e ricerche sempre più raffinate per risolvere varie problematiche.

Tutto questo è particolarmente presente nel mondo legato al fitness e all’estetica che viene rappresentato dal complesso mondo degli integratori. Le 2 forme di assunzione di principi attivi sono quella per via orale (cps/cpr o liquidi) oppure per via topica con l’ausilio di creme. È proprio quest’ultima via che sta assumendo un ruolo sempre più importante ed efficace.

Questa forma di assunzione negli anni ’80 era stata snobbata perché ritenuta un’operazione “semplicemente” limitata ad una cosmetica dell’epidermide. In molti casi si rilevava l’impossibilità dei principi attivi di riuscire a passare la fitta rete di filtri che la struttura cutanea pone come barriera all’assorbimento. La difficoltà principale per la liberazione di sostanze attraverso la pelle umana è costituita dallo strato più esterno, cioè lo strato corneo. Nella costituzione delle cosiddetta “pelle” abbiamo infatti lo strato superficiale (epidermide) quello intermedio (derma) e quello profondo (ipoderma, o sottocutaneo).

Per capire meglio le problematiche delle creme è utile approfondire l’anatomia degli strati sotto all’epidermide.

Facciamo chiarezza

Il derma è composto da una fitta trama di fibre e da una grande quantità di cellule immerse in una sostanza sotto forma di gel, detta sostanza fondamentale. I suoi componenti principali sono il collagene e l’elastina (proteine dalle moltissime prerogative). I principali costituenti della sostanza fondamentale sono particolari macromolecole, di cui la principale è l’acido ialuronico (dalle famose qualità estetiche). Quest’ultimo ha la capacità di legare grandi quantità di acqua e, quindi, di influenzare in maniera determinante la pastosità, il tono, l’elasticità e lo spessore della pelle, a seconda della quantità presente nel tessuto connettivo del derma.

L’ipoderma (o tessuto connettivo sottocutaneo) è invece lo strato più profondo e più spesso della cute. È costituito da uno scheletro di tessuto connettivo fibroso, di collagene ed elastina, che delimita delle concatenazioni (o lobi) piene di cellule adipose (adipociti) nei quali il corpo accumula il grasso di deposito.

Nell’ipoderma hanno sede una rete di vasi sanguigni, di fibre nervose e una parte di ghiandole sudoripare e bulbi di follicoli piliferi.

Il trasporto di molecole attraverso la cute umana ha comunque sempre suscitato grande interesse per la possibilità di un rilascio transdermico, anche profondo.

Questo trasporto potrebbe avvenire a carico sia di molecole utili limitatamente alla cute, sia per la possibilità di veicolare a varie profondità altre molecole o farmaci con una metodica di facile utilizzo e, soprattutto totalmente non invasiva.

Questa penetrazione risulta più facile per piccole molecole solubili nei lipidi che possono essere assorbite dallo strato corneo, e poi diffuse attraverso il doppio strato di lipidi della membrana delle cellule; la cosa è più difficile per le molecole solubili in acqua che hanno più difficoltà attraverso questa barriera. D’altra parte anche la “classica” assunzione orale di vari principi attivi (sia in Cpr che cps o liquido) incontra una non facile barriera di assorbimento gastrico. Questa barriera è talmente “efficace” che può arrivare ad annullare la possibilità di passaggio di alcune molecole (che possono essere assunte solo per via intra muscolare o endovenoso come, per esempio, l’eccellente molecola antiossidante del Glutatione). In ogni caso la dispersione è elevata e solo una percentuale riesce realmente ad essere assorbita.

Non è importante la quantità assunta del principio attivo ma quanto effettivamente questa possa essere assimilata e metabolicamente utilizzata.

Si pensi alla grande preoccupazione che hanno molti atleti riguardanti al corretto quantitativo di proteine; spesso inseguiti da questa “preoccupazione” assumono quantitativi spropositati di cibi o integratori proteici senza interrogarsi sulla qualità e sul reale assorbimento. Potere disporre di principi attivi ad alto valore biologico, ben digeribili e magari già addizionati di enzimi e fermenti specificatamente studiati, fa in modo che la metabolizzazione sia garantita evitando di sovraccaricare gli organi interni con enormi consumi proteici.

Due funzioni differenti

Tornando al settore creme, va detto che negli ultimi anni questo è uno dei metodi di assunzione che maggiormente sta registrando il favore del pubblico poiché le recenti tecnologie permettono sistemi di trasposto sempre più efficaci. Fra questi un posto particolare viene occupato dalle microsfere lipidiche degli Actisom, dei tensioattivi che quando si dissolvono in acqua si ripiegano organizzandosi in strutture a doppio strato e formando delle micelle che posso contenere (e quindi trasportare) vari principi attivi. Questa tipologia di prodotti permette di raggiungere strati profondi, dove solitamente nascono gli inestetismi (uno delle motivazioni principali per cui su utilizzano le creme), ed evitano di rilasciare principi attivi negli stati superficiali. Gli Actisom hanno inoltre la caratteristiche che la loro struttura cede le molecole contenute in modo continuato evitando quei picchi acuti di concentrazione che vengono poi rapidamente dissolti.

Da quanto detto si può quindi dedurre che l’assunzione di un principio attivo per via orale o per via cutanea ha due diverse funzioni ed ha differenti target di utilizzo, ma il medesimo scopo finale. Si seguono vie differenti ma sinergiche. Sono quindi metodiche una complementare all’altra, infatti mentre l’assunzione orale ha un utilizzo sistemico generale, quella cutanea è mirata al problema locale agendo su strati più o meno profondi.Anche la stessa molecola può avere due tipi di assunzione differenti.

Ad esempio nel caso del dimagrimento e/o inestetismi, una molecola efficace ed usata è senza dubbio la caffeina. Questa, assunta per via orale, ha una attivazione metabolica sul sistema simpatico e promuove il consumo calorico inducendo una situazione favorevole alla lipolisi e producendo anche un effetto drenante. Assunta per via locale la caffeina esplica questa sua azione “antiedematosa” in modo localizzato, analogamente l’azione lipolitica si esercita sulle cellule bersaglio favorendo l’azione di ormoni antiadiposi (come il glucagone antagonista dell’insulina) e stimolando enzimi specifici che attivano il meccanismo di produzione cellulare di energia da acidi grassi. Da segnalare che l’effetto dell’assunzione topica della caffeina è quasi nulla sul sistema organico generale, quindi non si hanno quelle sensazioni non da tutti tollerate di iperstimolazione nervosa e/o cardiaca.

Analogamente altri principi attivi hanno un utilizzo sia orale che locale, fra questi tutta la famiglia dei flavonoidi e delle saponine (come l’escina, diosmina, centasina ecc). Tali sostanze sono efficaci come vasotonici, antiedematosi, quindi eccellenti per il drenaggio, per il tono e la difesa dei capillari, per favorire il microcircolo e migliorare favorevolmente il ristagno venoso ed il linfatico. Logicamente questi principi attivi possono tranquillamente essere assunti sia per via orale che topica, infatti pur avendo lo stesso scopo finale, agiscono uno a livello centrale e l’altro periferico in modo localizzato.

Tabù da sfatare

Ma allora possiamo affermare che non è vero che le creme sono inutili e che in fondo la loro utilità viene “cancellata” da quella “storica” dell’assunzione orale? Direi proprio di sì, questo soprattutto se parliamo di creme tecnologicamente all’avanguardia, supportate da ricerca e documentazione, che non promettono miracoli senza alcun sacrificio, che non si volatizzano senza essere realmente assorbite, che sono in grado di agire positivamente sul bilanciamento idrico dei vari comparti e che sono dotate dei giusti “carrier” per il trasporto delle molecole desiderate.

Analogamente bisogna dire che anche l’assunzione orale ha delle sue regole, cioè che se si assumono compresse queste devono essere prodotte a freddo e con basse pressioni (integrità del principio attivo); essere magari microfilmate e fornire garanzie di gastroresistenza; tutto questo per una deglutizione ottimale, per fare arrivare il principio attivo nella sede di assimilazione e per dargli la giusta caratteristica di time-release.

Inoltre il principio attivo stesso deve essere ad alta titolazione, mostrare una elevata biodisponibilità e magari essere già affiancata, nella formulazione, da molecole che ne facilitano e ottimizzano la digestione, assorbimento ed efficacia. Qualsiasi sia la finalità che l’utente si vuole prefiggere è opportuno che ogni volta l’azione venga valutata a 360°; questo significa che il massimo risultato si ottiene facendo coincedere prima le 2 grandi colonne di qualsiasi azione estetica-funzionale-prestativa , cioè il connubio dieta, allenamento, recupero.

A questi indubbi presupposti si affiancano gli integratori o supporti, questi utilizzati (soprattutto per l’estetica) per via topica e via orale. A tutto ciò, sempre nel caso dell’estetica e del dimagrimento, si possono affiancare tante possibili terapie medicali di supporto (dalla TECAR al laser passando per intralipoterapia, mesoterapia ecc.); ma questa è un’altra storia che magari analizzeremo in futuro e sempre compatibilmente alla concomitante attività fisica e igiene alimentare.

Marco Neri
è preparatore atletico, consulente sportivo e collaboratore in Centri Ricerca per aziende di integrazione e attrezzature. Laureato in scienze alimentari, è docente in corsi di aggiornamento e formazione professionale.

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