Cento diete – Cosa si nasconde tra le forme “esotiche” delle diete dimagranti?

Spesso si afferma che sia indispensabile la “forza di volontà” per seguire diligentemente una dieta, una frase che fa sentire pieno e fiducioso chi ne è provvisto, ma vuoto e perplesso chi deve affrontare la dura prova del “tribunale metabolico”: consumare specifici cibi porta alla creazione di specifici corpi, ovvero la forma del nostro corpo è essenzialmente stabilita dall’alimentazione che seguiamo.
È la legge del corpo, che non ammette ignoranza.

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Così risulta necessario conoscere, valutare e sapere di questioni alimentari. Questo presuppone che alcuni cibi siano privilegiati rispetto ad altri. Questa strategia rappresenta una delle principali prospettive valutate dalle diete.

Tra corpo e mente

Negli ultimi decenni si è assistito ad un aumento esponenziale di tipologie diversificate di diete, alcune basate su principi scientifici (il che non significa che siano efficaci) altre concepite senza ragione. Diete dalle formulazioni più disparate e concezioni singolari, esotiche: contare le calorie; consumare solo proteine; mangiare solo frutta; togliere il glutine; prediligere alimenti in base al gruppo sanguigno…diete lampo; dieta del PH; dieta delle caverne; dieta del digiuno… cento diete.

Qualsiasi riduzione dell’introito di energia quotidiana o l’assenza di un particolare macronutriente – come i carboidrati fondamentali per la corretta funzionalità organica – in realtà, viene letto come una criticità dal nostro organismo. In tale circostanza vengono attuate delle misure di contrasto.
La maggior parte delle diete è formulata in modo corretto a livello alimentare, in special modo quelle che il nutrizionista o il dietologo strutturano in maniera personalizzata per i propri clienti. Tuttavia, i suggerimenti dei professionisti del settore alimentare servono a ben poco se poi ad essi non segue un riscontro nello stile di vita dell’individuo. Se gli ostacoli che s’interpongono tra noi e la dieta fossero meramente “faccenda dietologica” la scienza dell’alimentazione in tale ambito avrebbe ottenuto un successo straordinario.

Ad indicarci questa strada, paradossalmente, sono proprio i dietologi/nutrizionisti/dietisti che, dopo aver articolato il programma alimentare, fanno comprendere al proprio cliente come il percorso dimagrante richieda motivazione, volontà, tenacia e altri simili agenti di cambiamento che partono proprio dalla predisposizione psicologica dell’individuo, non spiegando tuttavia come accedervi.

Una malattia chiamata “dieta

Scriveva Karl Kraus (1874 – 1936) «La psicanalisi è quella malattia mentale di cui pretende di essere la cura», allo stesso modo potrebbero esserlo le diete?

Le persone maggiormente ostinate a perdere peso sono proprio quelle che, negli anni, hanno subito e accusato lo stress di diete, soprattutto quelle dalle più svariate forme “esotiche”, in cui la riduzione calorica era la principale – se non l’unica – legge da seguire. D’altro canto, la dieta più diffusa a tutt’oggi rimane ancora la famigerata “yo-yo” o, meglio, è quell’effetto diffusissimo che conduce il proprio corpo a comportarsi come una “fisarmonica”, particolarmente presente nei dieters.

Gli studi sperimentali

Ancel Keys (Keys et al., 1950) valutò gli effetti della restrizione alimentare su un campione di 36 volontari sani che assunsero per 6 mesi una dieta ipocalorica contenente la metà delle calorie abitualmente ingerite. Dopo 6 mesi, la perdita di peso media nelle persone che partecipavano allo studio fu del 25% come era prevedibile. Ma i risultati più interessanti non furono legati alla perdita di peso ma ai sorprendenti comportamenti e ai sintomi che si manifestarono in tutti i volontari, tra cui modificazioni emotive e sociali, quali ansia, depressione, irritabilità, labilità emotiva, episodi psicotici, cambiamenti di personalità, isolamento sociale, evitamento, disturbi del sonno, diminuzione della capacità di concentrazione, diminuita capacità di pensiero astratto, apatia, inusuali abitudini alimentari e via dicendo (Ruocco, Alleri, 2006).

Conclusioni

Solo rispettando l’omeostasi del nostro organismo possiamo sperare in regimi alimentari salutari mantenuti nel tempo e in risultati duraturi. Ecco perché è bene concepire il dimagrimento come stile di vita e non come mera “restrizione calorica”.

By Claudio Lombardo

Fonte www.lapalestra.it

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